Ex, punto e a capo…
di Maria Giovanna Salaris - 14 maggio 2010Leggo su “La Repubblica” di mercoledì 7 aprile 2010 a pag. 35 che l’ 8 e il 9 maggio 2010 a Milano si terrà quella che viene descritta come una Fiera dell’addio, del “ricomincio da me” dal titolo “Ex, punto e a capo”…
Leggo l’articolo… forse sono io che non capisco bene.
Cosa vogliono dirci con questo articolo?
Ci si separa, si divorzia… e la vita precedente? E i figli? Quando metto a letto i bambini, che fiaba racconto? Come faccio adesso con tre bambini di cui uno piccolo che sto ancora allattando? Ma la mia ex non vuole farmi vedere la bambina… Sì, il mio ex mi versa il mantenimento, ma non vuole vedere i bambini, cosa posso fare?
Ma la soluzione è veramente “Punto-e-a-capo”? Ma il punto e a capo non presuppone che sotto ci sia qualcosa che in genere è collegato a quello che sta sopra il punto?
Quello che mi sembra di leggere, invece, è:
Punto a capo, finalmente si riprende tutto in mano: nuova vita, beauty farm, massaggi, ginnastica, fitness, nuovi amici.
Problemi psicologici? Niente paura ti forniamo lo psicologo.
Non sai se tuo figlio è veramente tuo figlio? Ma ti facciamo il test del DNA.
Vuoi veramente sapere dove va tua moglie o tuo marito? Eccoti un bel detective “formato famiglia”.
Di avvocati ne abbiamo di ogni taglia e dimensione: dai mastini ai chihuahua.
Mi sembra di sentire qualcuno che grida “Dacordooo?!”
Mi viene in mente una poesia di Rodari:
Punto e a capo
Un punto piccoletto, superbioso e iracondo,
“Dopo di me – gridava - verrà la fine del mondo!”
Le parole protestarono: “Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e-basta, e non è che un Punto-e-a-capo”.
Tutto solo a mezza pagina Lo piantarono in asso,
e il mondo continuò una riga più in basso.
Gianni Rodari
Questo “Punto-e-a-capo” mi fa pensare!
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Qui vorremmo parlare della nostra esperienza di mediatori familiari: che cosa ci ha attirato verso questa pratica; gioie e dolori del percorso formativo...
Affetti e diritti: come conciliare due parole così diverse? L’affetto, un sentimento inafferrabile e il diritto un insieme di norme che regolano i rapporti sociali....
Uno spazio per parlare dell’assunzione di responsabilità affettive e di cura tra le persone e le generazioni: questo per noi è fare famiglia. La relazione di coppia...
Più che pensare questo che racconti fa venire da piangere. Strano che non abbiano pensato anche di fornire mediatori familiari pronti all’uso. Ormai, peraltro, di mediatori usa e getta ce n’è parecchi in giro. Ci sono più scuole di formazione alla mediazione familiare che edicole…
fede
Negli intenti degli organizzatori, la manifestazione doveva essere proprio “la festa, il festival, la fiera del divorzio e di tutto quanto lo riguarda”.
Come dire che non c’è limite all’orrore, al buon gusto e al desiderio di fare business a tutti i costi.
Confesso, ho curiosato sul sito di expuntoeacapo: ho trovato negli eventi anche incontri con investigatore, istruttore cinofilo e trainer della seduzione.Spero non ci fossero colleghi mediatori alla ricerca di clientela.
Peccato però essersi persi la presentazione delle carte da gioco “Lov story-Amori sfigati”, chissà magari per poterne fare uso in qualche colloquio di mediazione dove non si sa più quali carte giocare!
sabrina
Della serie: ” Non c’è mai fine al peggio!”, provate a leggere:
http://donna.libero.it/lifestyle/divorce-planning-l-aiuto-che-fa-per-te-divorziare-separazione-crisi-coppia-soldi-dolore-ne2919.phtml
E alla fine dell’articolo “Il colpo di grazia”: ma la mediazione familiare serve per salvare la coppia??? Che confusione!
Sono un avvocato. Cercando un mediatore presso cui indirizzare una mia cliente in procinto di separazione, ho visitato questo sito e molti altri.
La cosa che ancora e sempre mi stupirà è prendere coscienza che “salvare l’unione” è nella mentalità collettiva e diffusa necessariamente un valore positivo. Dove sta scritto che “l’unione” intesa come “vivere insieme” sia per forza un valore da salvaguardare e verso cui portare la coppia, quasi a volerla persuadere che è realmente ciò che desiderano e ciò che è meglio? E’ pratica decisamente poco diffusa, ma è possibile amarsi ancora di più dopo una separazione fisicamente intesa. Succede. A pochi, ma può essere una via, anche in presenza di figli. E invece si dà per scontato che amarsi significhi per forza vivere insieme. E’ vero che il genere umano vive di generalizzazioni, ma io le combatterò finchè campo.
Buongiorno Avvocato,
grazie per aver visitato il sito e per il commento.
“La mediazione familiare si occupa della riorganizzazione delle relazioni familiari, in special modo per quanto attiene all’esercizio della cogenitorialità, nella separazione e nel divorzio.” http://www.simef.net
Tale riorganizzazione implica la separazione e il divorzio psicologico*, che presuppone di accettare definitivamente la fine dell’ormai impossibile unione matrimoniale per permettere alla coppia genitoriale di sussistere nell’interesse dei figli. In questo la mediazione familiare realizza quello che viene definito il paradosso del “separare per unire”. Mamma e papà si percepiscono definitivamente separati come coniugi, ma indissolubili nell’essere genitori al cospetto dei loro figli, che potranno concretamente continuare a percepirsi parte di una famiglia, completa di nonni e parenti collaterali (le stirpi).
La nuova coppia si fonda necessariamente sul rispetto e la fiducia reciproca tra genitori, fondamenta spesso compromesse dal conflitto che la rottura del legame coniugale porta con sé.
Dunque se, come evidenziato, “amarsi di più dopo la separazione accade a pochi”, deve invece essere requisito imprescindibile, quando sono presenti i figli, ristabilire le relazioni di fiducia, lealtà e rispetto tra genitori separati.
* divorzio psicologico, se interessa http://books.google.com/books?id=IA8_D5VcQ9wC&pg=PA86&lpg=PA86&dq=divorzio+psicologico&source=bl&ots=7TwSAsk7Il&sig=NhZDSKKpPF65dLjnfIG7_UR-hEc&hl=it&ei=TMWNTfPJEIbKtAa77_n5CQ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=7&ved=0CFQQ6AEwBg#v=onepage&q=divorzio%20psicologico&f=false