mercoledì 22 febbraio 2012
Limiti e tutele del segreto professionale
di claudia piccinelli - 4 gennaio 2012Un’amica propone il seguente tema di discussione:
“Limiti e tutele del segreto professionale del mediatore: come difendersi dai genitori che ti chiamano in causa”:
Grazie a Erica per la sua proposta e Buon 2012!
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Qui vorremmo parlare della nostra esperienza di mediatori familiari: che cosa ci ha attirato verso questa pratica; gioie e dolori del percorso formativo...
Affetti e diritti: come conciliare due parole così diverse? L’affetto, un sentimento inafferrabile e il diritto un insieme di norme che regolano i rapporti sociali....
Uno spazio per parlare dell’assunzione di responsabilità affettive e di cura tra le persone e le generazioni: questo per noi è fare famiglia. La relazione di coppia...
Penso che la prima difesa sia la corretta e chiara ‘informativa’ sulle regole della mediazione fornita durante i primi incontri, in cui certamente ha un ruolo fondamentale proprio il segreto
Il segreto professionale del mediatore familiare:
Ne parliamo con Simonetta Scaltriti, Mediatrice familiare da molti anni, sebbene sia una giovane professionista, e didatta SiMef.
I. Simonetta, grazie per la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande.
Ci ricorda da quanti anni svolge l’attività di mediatrice familiare?
S. Grazie a voi, soprattutto per il considerarmi “giovane” professionista (in realtà ho 45 anni e lavoro da 22 anni…). Svolgo l’attività di mediatrice familiare dal 1998. Avendo iniziato la mia professione di assistente sociale nel 1989, ho avuto l’opportunità di spendere la mia successiva specializzazione appena ultimata la formazione.
I. In tutto questo tempo le è mai capitato di essere chiamata “in causa” dai genitori?
Se sì come si è comportata?
S. In diverse occasioni, soprattutto durante i primissimi colloqui di valutazione di percorribilità della mediazione familiare, mi è successo di incontrare padri e madri,coinvolti in separazioni particolarmente conflittuali con procedura legale in corso che, non avendo ben chiara la differenza fra il contesto legale-giudiziario e quello, appunto, della mediazione familiare, hanno tentato di replicare le dinamiche sperimentate nel primo contesto (improntate all’attacco reciproco e alla conflittualità), anche nel secondo, dove invece è richiesta una disponibilità alla collaborazione. Durante questi tentativi, uno, l’altro o entrambi hanno tentato di verificare se la sottoscritta poteva essere “chiamata in causa” sotto forma di dichiarazioni, testimonianze, relazioni a vantaggio dell’uno e a svantaggio dell’altro.
Fortunatamente, la mediazione familiare è, per sua natura e definizione (vedi SIMeF) autonoma dall’ambito giudiziario e il codice deontologico del mediatore familiare prevede che i contenuti emergenti durante tutto il percorso siano strettamente vincolati al segreto professionale e riservati esclusivamente al mediatore e a i due genitori interessati. Per questo motivo, il mediatore non condivide informazioni ed effetti emersi relativamente alla mediazione intrapresa con Giudici, Avvocati, Operatori nè stende relazioni sull’andamento del percorso neppure per i due protagonisti coinvolti. Non si pronuncia sui motivi dell’eventuale interruzione nè sulla responsabilità eventualmente attribuibile della conclusione.
Il mediatore non ha il compito di restituire valutazioni o di formulare “diagnosi”: sull’uno, sull’altro, sulla situazione. Ma ha invece il compito di facilitare i genitori nella comunicazione e nel trovare vie di intesa, di collaborazione e negoziazione. Se questo obiettivo non riesce ad attecchire, il mediatore e i genitori si salutano, senza doversi reciprocamente alcunchè se non il chiarimento condiviso rispetto alle motivazioni che in quel momento impediscono la prosecuzione di tale percorso.
Mi è sempre stato di molto aiuto chiarire in modo deciso e immediato con i genitori la struttura, le regole della mediazione familiare, ribadendo da subito la caratteristica di autonomia dall’ambito giudiziario accertandomi che capissero bene dove fossero, cosa era possibile e cosa no da questo punto di vista. Devo dire che è anche l’occasione, questa fase, per fare il punto sulla possibilità di partire con il percorso di mediazione familiare piuttosto che no (se i genitori non condividono determinate condizioni, non si parte con la mediazione).
Questa chiarezza iniziale, nella mia esperienza ha sortito quasi sempre effetti positivi senza successivi “strascichi”.
Tant’è che….Mi è successo di essere “chiamata in causa” anche a distanza di percorsi di mediazione familiare che non hanno potuto decollare, da uno o dall’altro genitore con richieste di relazioni scritte da presentare in tribunale…Ma è bastato ricordare i patti iniziali per fare rientrare le aspettative.
I. Come ritiene sia possibile difendersi da questa eventualità?
S. Dando molta importanza alla fase di valutazione di percorribilità della mediazione familiare tastando anche gli effetti dell’accoglienza o meno da parte di entrambi i genitori delle regole della mediazione familiare (con particolare riferimento alla tregua legale e all’autonomia dall’ambito giudiziario, appunto)
I. Quali sono i principali limiti e tutele del segreto professionale?
S. Per la struttura della mediazione familiare, ritengo che la questione del “segreto professionale”, così come pensata all’interno del codice deontologico, sia soprattutto una tutela del percorso e di tutte le parti “in causa”. Il limite lo intravvedo per per quelle situazioni particolarmente difficili, ma direi anche non gestibili in mediazione familiare, dove la chiamata in causa di un terzo a tutela della situazione e a volte dei figli è fondamentale.
In questo caso però ritorno a sottolineare l’importanza di una buona valutazione della fase di percorribilità della mediazione familiare.
I. Secondo lei, da didatta Simef oltre che da mediatrice familiare, è sufficiente la preparazione fornita nei corsi di formazione per un effettivo apprendimento di abilità per far fronte alla tematica deontologica del segreto professionale?
S. Per la mia conoscenza ed esperienza all’interno della SIMeF, il codice deontologico e il rispetto del segreto professionale e dell’autonomia della mediazione familiare dall’ambito giudiziario, è un tema che è sempre stato molto a cuore e pertanto molto curato anche all’interno dei corsi di formazione. Credo comunque che sia importante verificare costantemente sia durante il corso di formazione che successivamente, l’effettivo apprendimento di abilità dando molto spazio, in particolare, alla fase di valutazione di percorribilità della mediazione (come si vede, faccio fatica a scindere le due questioni!)
I. La ringraziamo ancora per la sua disponibilità. Buon anno!