Pas
di claudia piccinelli - 17 settembre 2010Un’amica suggerisce di trattare il tema PAS (Parental Alienation Syndrome) in relazione alle legislazione in materia di affidamento condiviso dei figli.
Si tratta di un tema “caldo”, che ha dato luogo a diverse polemiche, soprattutto nelle discussioni della rete. Poiché non è nostra intenzione incorrere in polemiche di alcun genere, si è deciso di affrontare il tema PAS dal punto di vista della letteratura scientifica, senza riferimenti agli aspetti normativi esistenti o in fase di revisione.
Per letteratura scientifica, in questa discussione, si farà riferimento a quanto reperito sulle riviste scientifiche indicizzate e accreditate a livello internazionale, rintracciabili tramite Database e motori di ricerca di ambito scientifico. Le riviste di cui sopra pubblicano studi sottoposti a revisione di apposite commissioni che analizzano, valutano e garantiscono sulla scientificità del materiale pubblicato.
Pertanto sul blog, giorno per giorno, si pubblicheranno le sintesi di traduzioni di abstract o articoli che verranno ritenuti utili al fine di inquadrare l’argomento dei PAS nel modo più obiettivo possibile, nella speranza che lo sforzo profuso per la ricerca sia utile a una discussione feconda e priva di polemiche.
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Come prima “battuta” propongo uno degli ultimi articoli usciti sull’argomento su:
AMERICAN JOURNAL OF FAMILY THERAPY, Volume: 38Issue: 2Pages: 76-187, 2010.
Degli autori: Bernet, William von Boch-Galhau, Wilfrid Baker, Amy J. L. Morrison, Stephen L.,
dal titolo: Parental Alienation, DSM-V, and ICD-11.
Gli autori sostengono la necessità di includere il concetto di parental alienation nei manuali DSM V e ICD 11 di prossima edizione. Sottolineo la cautela degli autori che non parlano di “sindrome” ma di “concetto” e, conseguentemente, non di PAS ma di parental alienation (PA).
“La PA è un fenomeno importante che i professionisti della salute mentale dovrebbero conoscere e comprendere, specialmente coloro che lavorano con bambini, adolescenti, adulti divorziati e adulti i cui genitori divorziarono quando loro erano bambini. Definiamo la PA come una condizione mentale nella quale un bambino i cui genitori sono coinvolti in un divorzio altamente conflittuale, si alleano con forza con uno dei genitori (il genitore preferito) e rifiutano la relazione con l’altro genitore (il genitore alienato) senza legittima giustificazione. Questo processo conduce alla tragica conseguenza che il bambino e il genitore alienato, che precedentemente avevano una relazione reciprocamente soddisfacente, sono privati della crescita e della piacevolezza di quella relazione per molti anni e talvolta per l’intera vita. Gli autori di questo articolo ritengono che la PA non sia una problematica secondaria nel funzionamento della famiglia, ma una seria condizione mentale. Il comportamento maladattativo del bambino che rifiuta di vedere uno dei genitori si fonda sulla falsa credenza che il genitore alienato sia una persona pericolosa o una persona priva di valore. Gli autori stimano che l’1% dei bambini e adolescenti in United States fanno l’esperienza dell’alienazione parentale. Quando il fenomeno è adeguatamente riconosciuto, questa condizione si può prevenire e trattare in diversi modi. Sono stati individuati molti studi di ricerca, articoli e libri riguardanti la PA. Sebbene siano state individuate pubblicazioni in 27 paesi in sei continenti, gli autori sono d’accordo che la ricerca continui su questo argomento. I tempi sono maturi perché il concetto di PA sia incluso nel DSM V (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition) e nel ICD-11 (International Classification of Diseases, Eleventh Edition)”.
Databases=SCI-EXPANDED
Per il fine settimana vi propongo due referenze indicizzate su Pubmed, purtroppo gli articoli sono in polacco, tuttavia gli abstract dimostrano che la discussione scientifica su questo argomento ha vasti confini geografici.
Titolo: The need for professional debate about PAS
Autore: Czerederecka A
Fonte: PSYCHIATRIA POLSKA Volume: 44 Issue: 1 Pages: 13-26 Published: JAN-FEB 2010
Nell’Abstract gli autori fanno riferimento all’articolo di Namyslowska, Heitzman and Siewierska sulla PAS sottolineando l’importanza di una discussione da parte di professionisti. Alcuni importanti punti di questa disputa proponevano: il bisogno di una verifica scientifica della proposta di Gardner, l’appropriatezza di utilizzare la PAS quale disturbo psichiatrico, le condizioni eziologiche, diagnosi, sintomi, prevenzione e terapia che Gardner non aveva preso in considerazione nella sua concezione a luci e ombre. Particolare attenzione veniva posta alle abilità e limitazioni della cooperazione tra professionisti in diversi campi: giudici, esperti, consulenti, mediatori e terapeuti.
E questa è la pubblicazione, risalente allo scorso anno, cui il precedente si riferisce:
Titolo: Gardner syndrome–parent alienation syndrome (PAS). Diagnosis or family reality?
Autori: Namysłowska I, Heitzman J, Siewierska A.
Klinika Psychiatrii Dzieci i Młodziezy IpiN.
Fonte: Psychiatr Pol. 2009 Jan-Feb;43(1):5-17.
Nell’abstract gli autori presentano le caratteristiche della PAS proposte da Gardner e i dati, che possono essere utili per differenziare la sindrome da veri e propri abusi psicologici, fisici e sessuali. La conseguenza della sindrome proposta da Gardner in decisioni legali di custodia dei minori e la critica rivolta a questa sindrome nella letteratura psichiatrica forense è altresì discussa. Gli autori propongono di trattare la sindrome di Gardner non come un disturbo specifico del bambino, ma come una situazione di dinamica familiare, che si verifica talvolta, durante il divorzio o dispute sull’affidamento dei figli.
Questa sera andiamo in Francia, con questo articolo in lingua francese che trovate per intero sugli ANNALES MEDICO-PSYCHOLOGIQUES
Titolo: Parental alienation: Towards the end of the denial?
Autore: (Bensussan, P.)
Fonte: ANNALES MEDICO-PSYCHOLOGIQUES Volume: 167 Issue: 6 Pagine: 409-415 AUG 2009
Abstract: la PAS che descrive l’insieme delle reazioni psicopatologiche osservate nei bambini in contesti di separazioni altamente conflittuali, ha sollevato polemiche e controversie. Si va dalla negazione dell’esistenza del fenomeno, con la motivazione che la PAS è tuttora assente dalle classificazioni dei disturbi psichiatrici (europei e americani). E’ importante distinguere, all’interno del respingimento o diniego di questa patologia, la debolezza del concetto scientifico dalla dimensione puramente emotiva, incluse le polemiche sessiste. L’autore è un esperto della suprema corte e membro della commissione ministeriale di giustizia che si occupa di false accuse di abuso sessuale durante le separazioni. Ha al suo attivo 15 anni di esperienza e 800 casi conflittuali per definire la PAS come il rifiuto ingiustificato e inspiegabile di un genitore da parte di un bambino. L’autore descrive le difficoltà incontrate da giudici e esperti nel valutare la qualità della relazione prima della separazione e nel suggerire adeguate soluzioni, in un ambito che ha stretti margini di manovra quale è quello infantile e adolescenziale.
Discussione:
L’articolo conclude la discussione in questo modo:
Ci pare fuori dubbio che la Francia ha tutto da guadagnare ad allinearsi con altri paesi europei. E sarà in ciò aiutata dall’integrazione della PAS nei prossimi manuali nosografici psichiatrici. Inoltre occorre segnalare e accogliere, su questo punto, la recente giurisprudenza, come quella del tribunale di Toulon, che ha riconosciuto la PAS per la prima volta il 4 giugno 2007, e messo in pratica le misure conseguenti. Questa decisione giuridica non sarà la sola e questo orientamento giurisprudenziale è il simbolo della necessità alla base di questa problematica: l’esperto e il giudice devono lavorare fianco a fianco per vincere o risolvere una patologia della quale abbiamo mostrato la frequenza che minaccia, talvolta per tutta la vita, i legami che dovrebbero essere per definizione indissolubili.
Questa pubblicazione USA riguarda un’inchiesta, svolta via internet, rivolta a professionisti legali e della salute mentale sulla PA (alienazione parentale) in casi di affidamento dei figli. I dati raccolti da 448 partecipanti evidenziano una rilevante consapevolezza del concetto e delle controversie relative alla PA, nonché la necessità di ulteriori ricerche in questo campo. In generale i partecipanti sono cauti o moderati (in ottica conservativa) nella loro visione della PA e molto riluttanti nel supportare il concetto di PAS (parental alienation syndrome). Inoltre non intravedono nella PAS i criteri per la ammissibilità agli standards (nosografici, ndt). I partecipanti considerano un importante punto da valutare la violenza domestica (VD), sebbene essi non individuino, o sospettino la VD nei casi considerati. Ci sono differenze di vedute tra i professionisti delle professioni legali sull’importanza che attribuiscono ai fattori di valutazione. I risultati sono in linea con la precedente letteratura in questo campo, in particolare con la necessità di sgombrare il campo dalle concezioni erronee.
Examining Parental Alienation in Child Custody Cases: A Survey of Mental Health and Legal Professionals
Author(s): (Bow, James N.), (Gould, Jonathan W.), (Flens, James R.)
Fonte: AMERICAN JOURNAL OF FAMILY THERAPY Volume: 37 Issue: 2 Pages: 127-145, 2009
L’articolo di oggi è molto interessante, perché suggerisce un concreto strumento di valutazione, anche se interesserà principalmente i colleghi psicologi, che impiega il questionario MMPI 2, strumento utilizzato in ambito psicologico forense (per un’ottima trattazione del MMPI in ambito forense vedere: MMPI, MMPI-2 e MMPI-A in tribunale. Manuale pratico per consulenti tecnici, avvocati e giudici con casistica criminologica italiana, K. S. Pope, J. N. Butcher e J. Seelen A cura di Daniele Berto).
Obiettivo di questo studio è una valutazione testale delle difese primitive nella PAS. Gli autori raccolgono 158 MMPI-2s dalla valutazione richiesta dal tribunale per casi di affidamento a 7 psicologi forensi. 76 erano casi di PAS e 82 casi di affidamento senza PAS (controlli). (2 indici utilizzati: L + K – F e (L + Pa + Sc) – (Hy + Pt). I risultati indicano che madri e padri alienanti riportano innalzamenti (clinicamente significativi) dei punteggi indicanti le difese primitive, quali la scissione e la identificazione proiettiva, delle madri e dei padri del gruppo di controllo (punteggi all’interno della normalità). I risultati sembrano fornire un forte sostegno alla definizione di PAS definita da Gardner.
Titolo originale: MMPI-2 findings of primitive defenses in alienating parents
Autori: (Gordon, Robert M.), (Stoffey, Ronald), (Bottinelli, Jennifer)
Fonte: AMERICAN JOURNAL OF FAMILY THERAPY Volume: 36 Issue: 3 Pages: 211-228, 2008.
Anche questa pubblicazione fa riferimento ad un’inchiesta condotta sulle conoscenze e atteggiamenti verso la PAS in professionisti esperti in casi di affidamento.
Autori: (Baker, Amy J. L.)
Fonte: AMERICAN JOURNAL OF FAMILY THERAPY
Volume: 35 Issue: 1 Pages: 1-19, 2007
Venivano poste tre domande generali: (1) In quale misura il professionista è d’accordo con il concetto di PAS (2) Come viene valutata la PAS e in quali aspetti (ivi compresa la qualità della relazione genitore-figlio, in quale misura il figlio sia stato influenzato, in quale misura i disturbi di personalità dei genitori sono collegati alla PAS , e (3) Quali fattori sono associati con proporzione dei casi che i professionisti valutano positivi alla PAS. I risultati rivelano un generale consenso relativamente al concetto di PAS (familiarità con il concetto e importanza della sua misurazione) e diverse aree di disaccordo (se debba o meno essere incluso nel DSM o se incontra i criteri per gli standards Daubert e Frye). I professionisti che riferiscono una maggior familiarità con il concetto sono associati con un maggior numero di casi positivi alla PAS. I risultati suggeriscono il bisogno di nuove ricerche e migliori pratiche.
Salve,
io sto vivendo una situazione di PAS con il mio bambino di 11 anni. E’ un’ anno da quando mi sono separata e da quando il padre e la sua famiglia hanno messo in atto questi comportamenti. All’inizio quando gli ho fatto causa non pensavo che fosse così grave e problematico. Dopo mesi, in seguito alla perizia psicologica che ha evidenziato la PAS, il bambino si è ravvicinato a me e la mia famiglia, ma purtroppo il così detto “lavaggio del cervello” continua e sta diventando molto aggressivo soprattutto da parte del padre. Sono sconvolta per alcuni eventi successi poco tempo fa, eventi che mi hanno fatto capire che nonostante il sostegno degli psicologi che ci aiutano non è facile uscire fuori da questa situazione. Anzi direi che sono spaventata perché credo che mio figlio non riuscirà mai a staccarsi dal padre.
Grazie
Cara Melania, quando dietro le sigle asettiche (PAS) si affacciano le persone in carne ed ossa, con il loro carico di dolore e di preoccupazione per il futuro, la trattazione di un argomento, fin qui solo tecnica, assume una dimensione completamente diversa.
Mi fa piacere che la vostra situazione sia stata riconosciuta per tempo e che siano in atto gli interventi necessari per questi casi. E’ comprensibile che tu sia spaventata da tutte le difficoltà che governare e superare una situazione simile comporta. Gran parte del decorso dipende dal livello di gravità dell’abuso.
Mi pare di capire che il figlio rimanga affidato a entrambi i genitori. In merito al dubbio con cui chiudi il tuo post mi stavo chiedendo cosa intendi esattamente quando parli di impossibilità di tuo figlio di “staccarsi” dal padre? Qual è il livello di “distacco” che una mamma, provata da una situazione tanto dura, desidererebbe per suo figlio?
Salve,
sì per il momento rimane affidato ad entrambi ed io cercherò per quanto mi sarà possibile di non cambiare la situazione.Il distacco non deve essere fisico ma bensì mentale, aiutare mio bambino a non fare più il “padre” di suo padre, a non avere più sensi di colpa per cose che non ha mai fatto.
Credo che tutto ciò è solo immaginazione ma io ci proverò.
Grazie
Certo Melania, è veramente molto difficile, ma è un obiettivo che non puoi mancare, per il bene di tuo figlio. Sarai aiutata, oltre che dal supporto di esperti, anche dal percorso naturale di maturazione delle facoltà cognitive di tuo figlio, con l’adolescenza sarà capace di ragionamenti ben più evoluti, di tipo teorico (ragionamento ipotetico-deduttivo), di analisi e introspezione (come hanno messo in luce studiosi come Piaget e Inhelder già negli anni 50) e sarà possibile per lui avere un pensiero indipendente da quello del padre. Allo stesso tempo però senza dover rinunciare alla vicinanza delle due figure genitoriali, indispensabile per mantenere la stabilità nelle mareggiate adolescenziali.