Reportage dalla Giornata di Studio SIMeF di Milano aprile 2011 (nell’articolo è presente l’inserto, Dentro La Rete di P. Farinacci, E. Garbelli, A. Profeta)
di claudia piccinelli - 11 maggio 2011Immagine retorica, metafora, prima ancora che dispositivo dei servizi sociali, la rete è un elemento immateriale che si tesse a partire dagli invii, e si dovrebbe trovare, come raccomandato in ogni simposio dove la si studia, nelle “teste degli operatori”. La mediazione familiare nella rete è dunque, da principio, nella “testa” dell’inviante, configurata nella rappresentazione che l’inviante ha della mediazione stessa e tradotta nelle sue parole. Le parole dell’inviante sono quelle che i genitori portano nella stanza della mediazione e sulla base di queste parole essi costruiranno “la loro personale rappresentazione” della mediazione; quindi assume grande importanza, in primis, la riflessione sulla rappresentazione “creatrice” dell’inviante.
Ma concretamente, come si costruisce una rete?
E’ stato questo uno dei temi fondamentali, da cui si è sviluppata la giornata di studio SIMeF di aprile: quello del ruolo delle istituzioni nella creazione della rete dei servizi, diverso a seconda delle realtà geografiche.
In Lombardia l’istituzione individuata è la Regione, il cui compito è fare “regia di rete”: questo l’oggetto dell’intervento di Paola Buonvicino (psicologa, psicoterapeuta, Direttore Dipartimento ASSI, ASL Provincia di Monza e Brianza), particolarmente illuminante perché ha permesso di capire come nasce la “rete dei servizi” in un’ottica di programmazione di alto livello dei servizi resa possibile dalla legge regionale n. 31, del 11 luglio 1997 (Norme per il riordino del servizio sanitario regionale e sua integrazione con le attività dei servizi sociali ).
Come pure interessante è stato ascoltare gli interventi che hanno testimoniato l’azione dei servizi pubblici di altre regioni basati su diverse normative regionali (Regione Lazio Patrizia Pisano- mediatrice familiare, responsabile dei Servizi Sociali/Psicologa – Comune di Grottaferrata- Roma e Laura Gaiotti, assistente Sociale, mediatrice familiare, Provincia di Torino UPT. Referente per il Coordinamento interprovinciale dei mediatori familiari).
Lo strumento legislativo di cui la Buonvicino ha parlato prevede che le “A.S.L. promuovono il coordinamento dei servizi sociali e contribuiscono alla programmazione della rete dei servizi in conformità alle indicazioni del piano socio-assistenziale. Tali funzioni sono assicurate, avvalendosi dei dipartimenti per le A.S.S.I., Attività Socio Sanitarie Integrate, con l’instaurazione di apposite convenzioni con i soggetti erogatori”, (art. 8 comma 11).
Si parte dal presupposto che “il cittadino è uno e portatore di un unico bisogno” e che i vari enti territoriali sono in una condizione di pariteticità. Punto di partenza non è il servizio in sé, ma è l’ente che traccia le linee di programmazione; in quest’ottica è possibile comprendere che alla domanda “quali enti devono fare parte della rete?” l’unica risposta possibile è “tutti quelli che sono necessari”, afferma P. Buonvicino.
In particolare il suo Servizio di Mediazione dell’ASL di Milano che afferisce al dipartimento ASSI, nasce nel 1996 in seno al consultorio Familiare, “grazie agli operatori che hanno sentito il bisogno di formarsi”.
Il consultorio familiare ha sempre mantenuto una connotazione socio sanitaria e non ha mai fornito servizi di controllo sociale (tutela minori, affido familiare, ecc.), in questo ha rappresentato un terreno possibile per la mediazione familiare, per sua definizione aperta alla esclusiva volontà dei richiedenti.
L’amministrazione ha accolto l’iniziativa degli operatori e l’ha catalogata nella “filiera” dei servizi di primo accesso.
Si è compreso dalle parole della Buonvicino che la rete non nasce solo dall’”alto” della programmazione resa possibile dalla legge, ma anche dalla sensibilità degli operatori di formarsi e da quella degli amministratori di cogliere i bisogni dei cittadini e le iniziative degli operatori pubblici di progredire. Così il servizio ha avuto la capacità di pubblicizzarsi sul territorio e precisare il suo ruolo di “servizio di mediazione” rispetto a quello degli altri servizi presenti nel comparto.
Nei primi tempi i servizi di mediazione si rivolgevano ad utenti con le “idee chiare” in fatto di mediazione; successivamente, con il potenziamento dei consultori, l’ASL Monza e Brianza ha sperimentato dei nuovi servizi sul territorio, nella forma di gruppi informativi rivolti a diversi destinatari (gruppi informativi per insegnanti o per utenti caratterizzati dal bisogno di “sapere di più” sulla mediazione).
Per il futuro la Buonvicino esprime la necessità di tornare ai contesti sociali in una fase di predisposizione di un’idea di famiglia, per educare i giovani nel momento di diventare coppia in un’ottica preventiva, poiché da tempo non si parla della funzione “educativa” del servizio pubblico, intesa come possibilità di incidere sul contesto culturale e sociale capace di promuovere il benessere delle famiglie.
Laura Gaiotti, in un’altra realtà regionale, sottolinea l’importanza del Coordinamento delle rete ad opera del responsabile del Servizio Sociale e pone alcuni punti fermi, tra i quali la necessità di fare rete tra mediatori e l’essere riconosciuti, quale servizio di mediazione, come nodo della rete.
Nel corso della giornata sono stati toccati molti altri punti e aperti molti interrogativi attinenti alle problematiche della rete: è possibile diventare interlocutori nella rete solo come mediatori familiari, con veste istituzionale diversa da quella normalmente adottata nella quotidianità delle appartenenze professionali multiple, di psicologo, assistente sociale, ecc., con conseguente prassi diversa da quella che i colleghi si attendono e a cui sono abituati? Quale dev’essere il livello di flessibilità del mediatore familiare entrato a far parte della rete dei servizi, quando la mediazione familiare non ha un afflusso diretto di utenza? E’ meglio che il mediatore familiare eviti eccessive rigidità?
Quando il servizio sociale invia le coppie alla mediazione come ultima spiaggia, le coppie si formano una visione acritica e passiva e si chiedono per quale motivo il servizio li abbia inviati alla mediazione familiare, con pesanti ripercussioni sulla motivazione ad intraprendere un percorso utile. Dunque quali sono i criteri per l’invio? Quali sono i contatti possibili tra il mediatore familiare e i servizi sociali? E’ un pregiudizio ritenere che un tale contatto non sia possibile? Quale pariteticità, quale coordinamento, quale collaborazione è possibile nella rete?
Molte di queste risposte dipendono dalla cultura della mediazione presente nella rete; ad esempio, la presenza della figura dell’avvocato nella rete, quando non è lasciata al caso ma è opportunamente pensata in un campo culturale predisposto e ben coltivato può dare ottimi frutti, come è accaduto in Emilia Romagna.
La Regione Emilia Romagna con i suoi 52 mediatori familiari operanti su 26 Centri per le famiglie, di cui ha riportato l’esperienza Silvana Ostini (Assistente sociale e Mediatrice Familiare presso il Centro per le Famiglie del Comune di Parma), ha messo in campo una formazione per avvocati mediante il servizio sociale, rientrante nel filone “non solo mediazione” (in Emilia Romagna esiste un “filone mediazione” e un altro “non solo mediazione” avente finalità culturali, che ha attivato una varietà di gruppi con diversi destinatari: nonni, genitori separati, ecc.). Come conseguenza l’interesse alla mediazione familiare da parte degli avvocati dell’Emilia Romagna si è incrementato.
I temi caldi che si sono articolati intorno a questo argomento sono la fattibilità della tregua legale, le impossibilità degli avvocati e la necessità di muoversi su un piano pragmatico: si sa che è inutile dire agli avvocati di starne fuori quando ciò non è possibile; ma allo stesso tempo occorre considerare la necessità di non perdere di vista la finalità ultima di permettere alle coppie in separazione una esperienza diversa in un contesto alternativo al giudizio e alla valutazione, rendendo possibile una dimensione di plenipotenziarietà.
Nella metafora di Elena Allegri (Università del Piemonte Orientale, mediatrice familiare Istituto Emmeci Torino – Didatta e membro del Comitato Direttivo della SIMeF), la mediazione è uno “sport di confine, come lo sci fuori pista”, e l’invio è una sfida che a volte può essere boicottante. E’ come se i colleghi della rete dei servizi dicessero: “Noi abbiamo provato fino adesso, vediamo ora come te la cavi tu, mediatore familiare”.
Le relatrici del pomeriggio (la sintesi completa del loro intervento, realizzata dalle relatrici stesse è a disposizione dei lettori cliccando Dentro la rete – fattori favorenti e ostacolanti ) hanno raccolto le sfide degli invii nelle loro realtà operative di rete e le hanno organizzate in un intervento particolarmente interessante, in cui P. Farinacci, E. Garbelli e A. Profeta ci hanno fornito un saggio di prassi innovativa (Paola Farinacci - mediatrice familiare e conduttrice di gruppi di parola, formatrice presso l’Università Cattolica di Milano, coordinatrice del servizio di mediazione familiare del Distretto 3 di Corsico, Asl Provincia di Milano 1, Didatta e membro del Comitato Direttivo SIMeF; Elena Garbelli- mediatrice familiare e conduttrice di gruppi di parola, servizio di mediazione familiare del Distretto 3 di Corsico, Asl Provincia di Milano 1; Antonella Profeta – mediatrice familiare, docente e supervisore dell’Associazione GeA di Milano, didatta e membro del comitato direttivo SIMeF. Mediatrice familiare del Servizio di mediazione familiare dell’Ambito Distrettuale 5 della Asl Mi2 e dello Spazio Due del Comune di San Donato Milanese).
Per partire, suggeriscono le relatrici, è fondamentale distinguere tra obiettivi: si intende intraprendere la mediazione per iniziare a parlarsi o un traguardo molto più completo e globale giacché parlarsi non è più un problema? Poi occorre conoscere la struttura della rete: quali sono i nodi della rete, quale l’invio, le aspettative e le esigenze dell’inviante operatore del servizio sociale?
Il cuore di questi interventi è il tipo di contratto che è stato fatto con i genitori e con i soggetti coinvolti nella rete, contratto in cui assume importanza il tema delle doppie appartenenze. Occorre una definizione comune degli obiettivi tra il mediatore e i servizi.
Per questo risulta utile stabilire protocolli di intesa tra i mediatori e il servizio inviante.
La mediazione è un percorso di volontà e i genitori devono esprimerla anche aderendo al contratto e agli obiettivi comuni.
Cruciale è poi la definizione del flusso informativo che proviene dalla stanza della mediazione, quali notizie possono essere comunicate al di fuori e quale restituzione è possibile dare all’inviante della rete. E’ indispensabile essere in grado di controllare la fuoriuscita di notizie dalla stanza, poiché assume fondamentale importanza anche solo dover comunicare ai servizi se o perché la mediazione non ha funzionato. Come attivare la riservatezza quando i genitori vanno anche solo a riferire che sono andati agli incontri di mediazione? Un accordo con i genitori potrebbe consentire la libertà di far giungere notizie della mediazione ai servizi.
La mediazione nella rete dunque richiede una preparazione più accurata, sia per addivenire a un contratto tra servizi sociali e servizio di mediazione, sia per rendere possibile la mediazione stessa, attraverso incontri singoli di premediazione con lo scopo di chiarire ogni aspetto. Uno degli interventi descritti, ad esempio, ha richiesto 6 o 7 incontri di premediazione con i singoli genitori separati e 8 incontri di mediazione nell’arco di 3,5 mesi.
La mediazione della rete richiede una gran chiarezza del contesto: va chiarito “chi fa che cosa” e l’obiettivo dell’autonomia, anche se l’invio proviene dai servizi sociali e va chiarito ai servizi quale autonomia di azione hanno rispetto a quella abituale (ad es. quando l’assistente sociale telefona al mediatore per sapere “a che punto del percorso si trovano i genitori inviati”).
La rete non funziona se non sono definiti i gradi di autonomia in cui i genitori possono muoversi, per esempio occorre chiedersi che ne sarà degli accordi presi in autonomia dai genitori se questi prevedono di incontrarsi in uno spazio non protetto quando ciò non è permesso dai decreti del tribunale.
La mediazione nella rete implica delle complessità ed è possibile individuare diversi fattori. I fattori sfavorenti sono nel contesto: la sussistenza della CTU o di una indagine psico-sociale, la presenza di setting paralleli e intrusivi, le aspettative carenti e poco chiare, mentre i fattori favorenti sono nelle conoscenze: conoscenze reciproche dei soggetti della rete, conoscenze dei compiti specifici, i genitori sono a conoscenza del lavoro di rete e degli obiettivi, si conosce con chiarezza il progetto di intesa all’interno della rete dei servizi ed è possibile garantire la riservatezza.
A questo intervento, a cui le relatrici avevano dato il sottotitolo: “la rete ci catturerà o …”, ben consapevoli delle implicazioni che un intervento di rete può avere sulla mediazione familiare, intervento potenzialmente capace di modificarne i confini e i limiti della mediazione stessa, hanno replicato svolgendo funzione di garanti istituzionali alcuni membri di spicco della della SIMeF: Allegri, Canevelli e la Presidente della SIMeF stessa, Lucardi.
Così E. Allegri, che ha moderato la discussione nel pomeriggio, ha posto l’accento sulla domanda circa i professionisti della rete dei servizi, psicologi e assistenti sociali, se essi siano veramente in grado, nella loro funzione di base, di gestire il conflitto senza chiamare in causa il mediatore familiare, dice Allegri: “una cosa è la gestione del conflitto, altra cosa la Mediazione Familiare della Simef”.
Poi la Presidente Marina Lucardi ha portato l’attenzione della platea sul tema della pariteticità delle parti nella mediazione, caratteristica fondante della definizione stessa di mediazione familiare, stante che la rete può portare a uno sbilanciamento dei poteri delle parti coinvolte, con conseguente possibile esautorazione dei genitori o appesantimento della posizione del mediatore.
Dunque ha chiuso la giornata la riflessione di Francesco Canevelli (psichiatra, psicoterapeuta, mediatore familiare – Centro per l’età evolutiva, Roma – Didatta e membro del Comitato Direttivo SIMeF ), elegantemente condotta a partire dalle metafore della rete: rete che contiene, che pone dei confini, che dà sicurezza, che sostiene.
Delle varie metafore una particolarmente utile fa riferimento all’aspetto propulsivo che una rete elastica può avere, dal quale può avere impulso la progettualità, quando una buona rete sia capace di dare una spinta progressiva al soggetto. E la propulsione non può che essere verso condizioni di maggiore autonomia. E’ attraverso la specificità dei nodi e la qualità delle connessioni che si rende possibile l’effetto propulsivo della rete.
Una buona rete dunque è dinamica, ma allo stesso tempo rende possibile l’esperienza del limite e quello dell’autonomizzazione.
La rete efficace evita che ogni singolo nodo venga sovraccaricato, poiché è pur vero che spesso nei servizi si ha bisogno di decentrare e di delocalizzare, ma è fondamentale che ogni nodo sappia chiarire a se stesso e agli altri la sua condizione di esistere e che tipo di connessione ha con gli altri nodi. Sicché in una modalità rigida di connessione, burocraticizzata, in cui l’invio è “a lunga mano”, l’utente si trova catturato in una rete che assuma la forma di un “lungo sacco” completamente inglobante. C’è invece una rete elastica che permette la propulsione, in cui la comunicazione tra i nodi è parziale, con una quota di segreto funzionale perché tende a salvaguardare il carico su ogni nodo e che permette l’autonomizzazione.
In questa rete l’invio, e sull’invio si chiude la giornata così come si era aperta, è competente e allo stesso modo è consapevole dei limiti e della limitatezza dell’intervento del mediatore familiare.
Commenti
Scrivi un commento
I post piu' recenti
- I migranti, le famiglie, le culture 16 maggio 2012 - Nessun commento
- I vostri genitori si separano o divorziano, probabilmente avete un sacco di domande su ciò che accadrà (Part 2) 13 maggio 2012 - Nessun commento
- Segnalazione evento: convegno AGIPPsA il 13 e 14 ottobre 2012 13 maggio 2012 - Nessun commento
- Abbastanza mamme? 11 maggio 2012 - Nessun commento
- I vostri genitori si separano o divorziano, probabilmente avete un sacco di domande su ciò che accadrà. 5 maggio 2012 - Nessun commento
Qui vorremmo parlare della nostra esperienza di mediatori familiari: che cosa ci ha attirato verso questa pratica; gioie e dolori del percorso formativo...
Affetti e diritti: come conciliare due parole così diverse? L’affetto, un sentimento inafferrabile e il diritto un insieme di norme che regolano i rapporti sociali....
Uno spazio per parlare dell’assunzione di responsabilità affettive e di cura tra le persone e le generazioni: questo per noi è fare famiglia. La relazione di coppia...
Che gran lavoro, Claudia! Grazie davvero a nome di tutta SpazioMeF! E grazie di cuore alle colleghe che ci hanno permesso di pubblicare qui il loro intervento. Ho sempre pensato che questo nostro blog potesse essere una cosa buona se fosse riuscito a mettere in contatto fecondo non tanto noi “anziane” quanto voi “giovani” (seppure mature e ormai esperte).Penso da tempo che il mio ruolo di “pioniera” ha un senso, e anche molto alto, proprio se riesce a passare il testimone! Perciò ancora grazie Claudia, e grazie a Paola, Elena ed Antonella. Buon lavoro!